Imparare a pedalare

Questo non è un post sulle metafore della vita e del significato traslato dell’imparare a pedalare, ma le due tecniche diverse con cui, i miei due piccoli uomini, hanno imparato ad andare realmente in bicicletta.
Il primo oggi ha 8 anni, è molto fisico e atletico. Il secondo ha appena compiuto i 5 anni, ed è un pò meno fisico del fratello.
Hanno caratteri diversi, molto diversi, hanno le loro personalità e richiedono attenzioni ed atteggiamenti diversi.

Il compito più difficile è quello di campire quale tecnica è la migliore per ciascuno.
Davide, il più grande, ha sempre voluto girare in bicicletta, già con le rotelle si faceva fatica a tenerlo fermo. Verso la fine della primavera di tre anni fa, ha chiesto di togliere le rotelle, per essere più libero di fare i salti dal marciapiede (e come non capirlo, visto che era anche il mio passatempo preferito da piccolo).
Dunque, con tanta pazienza (ma tanta, tanta), tolte le rotelle, ho passato un giorno intero a rincorrerlo con una mano sotto al sellino ed una sulla schiena per tenerlo e fargli nascere il senso dell’equilibrio sulle due ruote. Il concetto è solo quello, fargli sviluppare il senso della direzione e del controllo dell’equilibrio, il resto si migliora col la pratica, ma fino a quando non riescono a ad andare dritti da soli, non c’è niente da fare se non avere tanta pazienza. L’ho dovuto rincorrere fino a quando ha preso il via da solo, vedendolo sorridere compiaciuto e felice, ma io alla sera avevo la schiena a pezzi (ma che gioia!).

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Il secondo ha voluto iniziare l’anno scorso, a soli 4 anni e pochi mesi. Un giorno togliamo le rotelle, provo la stessa tecnica del fratello, ma niente, dopo un pomeriggio a rincorrerlo (e tanta fatica anche qui, visto che il sellino delle bici piccole è molto in basso) ci siamo resi conto che era un pò troppo presto per lui. Anche se abbiamo rimontate le rotelle (insieme, mentre lui mi passava le viti e la chiave inglese), abbiamo deciso di inclinarle un pò, in modo che lo sostenessero quando si sbilanciava, ma se riusciva a stare dritto, le rotelle non toccassero terra. Ha continuato ad andare in bicicletta in questo modo, da solo, e ogni tanto il suono delle rotelle che rotolano sull’asfalto si interrompeva, a prova che stava iniziando a sviluppare il suo senso dell’equilibrio.

Durante l’inverno ha usato pochissimo la bici, quindi poco esercizio. Lo scorso weekend, tra una pioggia e l’altra, siamo usciti a farci un giro in bici. Prima di uscire, inclino di più le rotelle, per vedere cosa succede. Facciamo qualche centinaio di metri e praticamente ha fatto tutta la strada senza mai appoggiarsi di lato sulle rotelle. E’ fatta. Le metto praticamente sollevate e facciamo la prova più difficile: un giro nel bosco, su sterrato. Ce l’ha fatta. Oggi togliamo le rotelle per sempre. Evviva!

I miei due piccoli uomini hanno imparato ad andare in bici con tecniche diverse. Uno l’ho dovuto seguire pedalata dopo pedalata (senza rotelle), con una mano sempre a tenerlo, fino a quando a preso il via da solo. L’atro, con le rotelle sollevate in modo graduale ma praticamente da solo, fino a quando non sono più servite. Sono i momenti più belli, quelli che non si dimenticano.